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Non è una storia vera, parte (credo) dieci.

Pubblicato il alle 21:08 da Alessandra in Pensieri in libertà

Se fosse per me, io lo so, avrei sempre con me, che poi sarebbe con noi, qualche puntata della tua serie preferita, da averla per i momenti in cui niente potrebbe farti stare meglio se non guardarle e riguardarle.
E le vedrei con te, anche se ormai non mi farebbero più ridere, perché le conoscerei a memoria. Le guarderei e sorriderei nei momenti in cui bisogna sorridere. E poi mi addormenterei, ma solo dopo averti visto dormire prima di me. Perché è così che deve andare: prima ti addormenti tu e dopo mi addormento io.
Ti lascerei fare tutto quello che vuoi fare, nel modo in cui ti piace farlo:
ti lascerei cucinare e mettere a posto, e poi cucinerei io quando tu non hai voglia di farlo,
ti lascerei fare le valigie per poi lamentarmi del tuo metodo troppo preciso anche se è vero, non dimentichi mai niente,
ti direi che adoro la tua colazione salata, anche se la odio perché io le uova non le digerisco proprio,
ti accompagnerei una domenica al mese dai tuoi, con il sorriso sulla faccia, ma quello vero, lo stesso con cui mi accompagneresti dai miei, lo stesso che avremmo nei due week end che rimangono e che passeremmo da soli io e te.
Se fosse per me io mi addormenterei accanto a te sul divano, mentre guardi quei film che piacciono solo a te, ma starei sul divano con te fino alla fine, finché non ci alzeremmo insieme per andare a letto,
mi sveglierei di notte se ti dovessi svegliare perché non stai bene, ma vorrei che tu passassi le notti in bianco con me quando l’ipocondria mi concederà ancora sole poche ore di vita.
Se fosse per me io imparerei a litigare e a farlo forte, perché a volte ne hai proprio bisogno e imparerei che non finisce tutto e smetterei di avere paura, perché ci si sceglie e non si capita.
Se fosse per me vorrei annoiarmi, stancarmi, spaventarmi, piangere, ma sempre, sempre e solo con te.

Questo se fosse per me, ma invece è così complicato che i pensieri sono solo pensieri e le storie non sono vere.

d

Zig zag

Pubblicato il alle 23:10 da Alessandra in Pensieri in libertà

Nel mare di melma che passa tra quello che sono e quello che vorrei o avrei voluto essere. Nei pensieri a metà e nei desideri non esauditi. In quello che non sarà mai, che verrà sfiorato, scontrato, scansato. Tra i sensi di colpa e l’orgoglio ferito. Tra gli attacchi e le difese, tra l’acceleratore e il freno.

Tra il giusto e lo sbagliato, tra le lacrime e i sorrisi.

Tra il piumone e il lenzuolo, tra il cuscino e le pieghe che mi stropicciano la faccia la mattina.

Tra il cappotto nero che ho appeso in ingresso e la felpa da casa che indosso stanca a fine giornata.

In quello che dico e che faccio e in quello che non dico e faccio e non dico e faccio lo stesso.

Nei miei capelli anarchici e nell’anello che porto al dito, nelle calze a righe e negli occhi attenti.

Nelle teglie e nelle pentole che sporco con gusto e pulisco con noia. Nella paura. E nella paura di aver paura.

Nei pensieri che non mi fanno dormire: nei libri che divoro per cercare di annientarli e nella melatonina che non fa mai il suo dovere.

Vivo a zigzag. Tra la gioia assoluta e il terrore segreto.

a

Le persone non si parlano.

Pubblicato il alle 10:53 da Alessandra in Pensieri in libertà

Le persone non si parlano.
Forse pensano di farlo, forse non si accorgono di quanto, parlandosi, non si parlano.
Che poi la vita è altro. Altro rispetto a tutto quello pensiamo che sia ogni giorno.
Come le parole. Che sono altro. Altro rispetto al suono che le contengono.
Lame, carezze, fruste o cerotti.
Ma le persone non si parlano.
Dicono. Chiacchierano. Riempiono silenzi vaghi insopportabili. Senza parlarsi.
Si tengono dentro quello che sono e non scoprono mai che cosa siano gli altri.
Si incrociano, incontrano, scontrano. E non si parlano.
Le persone non si parlano.
E vivono vite intere pensando di sapere tutto di chi amano, ma non si parlano.
E poi cadono a terra ferite, quando all’improvviso, di sfuggita o di cattiveria o per necessità o per paura, qualcuno qualcosa la dice.
Le persone non si parlano.
Anche se si incrociano, incontrano, scontrano.
E allora forse la verità è altrove,
non nelle parole,
nei silenzi,
nei gesti,
nelle mani
o nelle lacrime.
Le persone non si parlano.
E io, che più di tutto mi vanto di saper dire, mi arrendo, mani in alto, in segno di resa, di fronte all’evidenza.
Le persone non si parlano.
E io con loro.

d

Aspettandoti.

Pubblicato il alle 20:18 da Alessandra in Pensieri in libertà

“Cara bambina mia,

ti scrivo dal divano arancione, mentre ascolto la musica. Devi ancora arrivare, eppure oggi, senza volere, lo so, mi hai fatta preoccupare parecchio. Non hai colpa, ma è giusto che tu lo sappia. Così ti scrivo e spero che un giorno, tra qualche anno, tu possa rileggere queste parole, quando io avrò dimenticato di averle scritte.

Non so neanche da che parte iniziare: quello che ho scoperto mi ha ferita, preoccupata, spaventata. E mi rendo conto che l’unica persona che può fare qualcosa perchè quello che temo non succeda davvero, sono solo e soltanto io.

Mi chiedo come sia possibile e mi accorgo di essere troppo vecchia per capirlo e troppo distante, al tempo stesso capisco che tu sei troppo piccola per spiegarmelo, ma questo forse vuol dire che sei ancora in tempo per salvarti e ti prometto che combatterò ogni giorno perchè questo accada.

Non ti insegnerò che esiste un Dio e una religione che dovrà dettare quello che potrai e non potrai, non ti insegnerò che arriverà un momento, una persona, un attimo giusto. Non arriveranno. Ti insegnerò l’esatto opposto. Ma ti insegnerò anche, se sarò in grado, che ci sono cose che riguardano solo te e non dovrai fare qualcosa perchè qualcuno ti spinge a farlo. Te lo insegnerò anche se questo andrà contro di me.  Ti insegnerò a prenderti cura di te, a rispettarti e ad andare contro tutto e tutti. Ti insegnerò la bellezza di lottare e andare controcorrente. Ti insegnerò ad innamorarti, a lasciarti trasportare dalle emozioni e a non pentirti. E ho già paura. Sarò in grado, saremo in grado?

Fare l’amore è una cosa straordinaria. Voglio che questa sia la premessa, voglio che questa sia la cosa che cercherai ogni volta che farai sesso con qualcuno. E anche se non sempre andrà così io voglio che tu possa rivestirti sempre, pensando esattamente questo. Anche se non sempre le cose andranno come ti aspettavi, voglio che tu non ti penta mai di quello che hai fatto.
Voglio che tu vada a letto con qualcuno solo per te. Perchè sentirai che sarà la cosa che desidererai di più in quel momento.Arriverà un giorno in cui la paura sarà meno forte del desiderio. Non arriverà il momento giusto e nemmeno la persona, non aspettare la perfezione. Ascoltati e saprai quando sarà tempo. E non mi importa se avrai sedici anni, diciotto o ventiquattro, va bene anche quindici, ma voglio che tu lo faccia per te e non per la smania di sentirti come o meglio di qualcun altra. Non voglio che la tua vita sia mai una gara, un gioco, una sfida. Credimi non servirà a nulla.Ci sono persone con cui condividere attimi così intimi sarà la cosa più bella che possa capitarti. Anche se poi le cose andranno diversamente dalle tue aspettative. Cerca quelle persone. Vivile con tutta te stessa.La cosa importante, l’unica, sarà stare bene con te stessa. E non subito. Ma sempre.

Fare sesso con qualcuno può essere meraviglioso, divertente, appassionante, destabilizzante, noioso, deludente, straordinario, indimenticabile, frustrante, emozionante.

Non voglio essere ipocrita, non con te, farai sesso con  persone sbagliate e te ne accorgerai dopo, farai sesso una sera che avrai bevuto troppo, farai sesso con qualcuno che amerai e con qualcuno che ti piaceva e basta e farai sesso anche per sbaglio e potrà anche essere divertente, folle, meraviglioso oppure orrendo. Sbaglierai, capiterà, ma non preoccuparti. Quello che ti chiedo è di volerti bene, di non buttarti via, di scegliere sempre.

Perdonami, bambina. Perdona lo sfogo. Ma leggo articoli in cui si parla di bambine che hanno solo qualche anno più di te e sembra che siano così sole, con quella insicurezza travestita da scaltrezza: parlano con distacco di loro stesse e quello che dicono mi fa paura. Perdonami, ho avuto paura.

Spero di essere all’altezza delle tue aspettative. Ricordati questo: fare l’amore è meraviglioso, non aver paura, ma non buttarlo via.

Ti aspetto.

La tua mamma.”

Al posto dell’ora di religione (non è una storia vera, parte nove)

Pubblicato il alle 0:01 da Alessandra in Non è una storia (vera)

Andrebbe istituita e dovrebbe essere obbligatoria per tutti gli studenti una nuova materia di studio, magari al posto dell’ora di religione, un’ora interamente ed esclusivamente dedicata all’amore. Sarebbe di certo complesso, forse impossibile, trovare un insegnante valido, qualcuno che davvero conosca la materia a tal punto da poterla insegnare. Quindi forse dell’insegnante bisognerebbe farne a meno: un’ora alla settimana autogestita dagli studenti, con un libro guida e una serie di cose da vedere e da ascoltare per imparare qualcosa di più sull’ unico argomento che comunque li colpirà tutti, prima o poi e che li terrà impegnati per la maggior parte delle ore della proprie vite.

Innanzi tutto si dovrebbe partire dall’ascolto di due pietre miliari della musica:

Quando sarò capace di amare di Giorgio Gaber

La ballata dell’amore cieco di Fabrizio De Andrè

Queste due canzoni andrebbero ascoltate tutte le volte in religioso silenzio, in modo che ciascuno, ogni volta, possa fare suo un pezzo in più del testo per arrivare alla fine a conoscerle tutte a memoria per poi poterle ascoltare ancora e notare quel passaggio che non si era capito o forse, soltanto, ancora non si era vissuto.

Poi andrebbero guardati due film:

American life di Sam Mandes (di questo tutti quanti dovrebbero imparare a memoria il dialogo sul tappeto elastico e non per reciclare le battute alla propria, o al proprio amato, bensì per risucire a capire quando si prova qualcosa di simile)

Tutti i santi giorni di Paolo Virzì

Dopo di che si dovrebbe aprire il libro, un libro abbastanza grande, piuttosto ingombrante, ma con pagine bianche e alcune singole frasi da imparare, ma prima ancora da capire e interpretare.

La prima:

LA PERFEZIONE NON ESISTE.

Così tutte le ragazzine, vedendolo scritto chiaro e tondo su un foglio di carta di un libro di testo, sarebbero costrette a togliersi dalla testa che prima o poi arriverà il ragazzo perfetto o il momento perfetto.

Non esiste. I ragazzi non sono perfetti: alcuni sono scemi, altri idioti, altri noiosi, altri troppo intelligenti,altri non interessati, altri fissati col calcio, con la play-station e con qualsiasi altra cosa che non sia tu, altri ancora innamorati della propria ex, altri pigri, altri troppo dolci, troppo duri, troppo egoisti, troppo altruisti, sempre e comunque troppo qualcosa e troppo poco altro.

Del resto nemmeno tu lo sei: sei troppo alta, bassa, grassa, magra, precisina, disordinata, noiosa, divertente, romantica, disincantata, innamorata del tuo ex, impaurita all’idea di poter avvicinarti a qualcuno, affezionarti a qualcuno, provare qualcosa per qualcuno…

E comunque sia non esiste attimo perfetto: non rimandare qualcosa in attesa di.. di cosa poi? E’ la tua vita, non devi fare altro che viverla, sbatterci la faccia, farti male per poi guarire e ripetere tutto da capo. Devi sbagliare. Decine di volte.

La seconda:

L’AMORE E’ INEVITABILE.

Lo è. Potrai cercare di evitarlo più che potrai, ma appena cercherai di essere un pò sincero con te stesso lui ti busserà alla porta e imporrà la sua presenza. Allora vivilo.

Ama con tutto te stesso, con ogni parte del tuo corpo. SBaglia e commetti gli errori più clamorosi della tua vita. Non vergognartene mai. Piangi, piangi fino a dimenticarti perchè hai iniziato. Sii come il sale che esalta i sapori, amare senza aver paura è la sfida più emozionante che tu possa vivere.

Non fartene una ragione, non cercare vie di mezzo, vivrai amori che avevi classificato come sbagliati che ti permetteranno di credere di nuovo o ancora o per la prima volta nell’amore. Non cercare scorciatoie, fatti il male che devi farti. E poi anche quando li avrai superati analizzati e penserai che per tutto il dolore che hai provato non giustificherebbe un altro amore così grande, fermati, non mentire a te stessa, non farlo mai è l’unica cosa che davvero non devi fare mai. L’amore è tutto quello che conta ed è l’unica cosa che conta.

Ascolta tutti i consigli che ti verranno dati e non seguirne nemmeno uno. Sii felice.

Non ci sarebbero voti, interrogazioni e verifiche, ma una consapevolezza da portarsi dietro tutta la vita fino al giorno in cui, sereni e felici ci si renderà conto che quella che si ha di fronte non è certo la persona perfetta, bensì quella giusta.

 

 

Non è una storia vera (-parte sette-)

Pubblicato il alle 1:04 da Alessandra in Non è una storia (vera)

Per sempre uguale per il resto dei miei giorni.

Quelli che avrò da vivere, quelli in cui potrò ridere o piangere

oppure ridere e piangere insieme.

Per sempre ti amerò

nel modo in cui lo faccio adesso

che è poi l’unico modo che conosco per farlo:

quando cerco la tua mano, ostinatamente

quanto sento il bisogno di toccare anche solo un angolo della tua pelle

per sapere che tu senti la mia

che ti appartengo

in qualche modo

che mi appartieni

nello stesso modo.

 

Tienimi con te

al sicuro rannichiata nelle tue braccia, quando con un braccio mi tieni e con l’altro mi accarezzi

stesa accanto a te nel letto, che potrebbe essere sempre più piccolo di com’è in realtà

nei tuoi pensieri quando sei altrove, lontano ma dentro ai tuoi occhi.

Tienimi con te

non chiedo altro, non cerco altro, non voglio altro.

 

 

Nacque come un pensiero e diventò una traccia d’inchiostro.

Più che una macchia, più che un ricordo, più che una storia d’amore.

Anche se non credo in alcun dio.

Pubblicato il alle 23:39 da Alessandra in Pensieri in libertà

L’ho giurato il giorno più brutto della mia vita.

Ho giurato che da quel momento, qualsiasi giornata storta avesse deciso di diventare una mia giornata, avrei fatto in modo che l’ultimo pensiero sarebbe stato questo.

– la vita è una figata-

 

nonostante tutto…

nonostante il rendersi conto che stare male fa scrivere meglio (e preferire stare meglio e scrivere peggio, anche se con un pò di riserve)

e nonostante i difetti, i capricci, la noia, il caldo e il freddo, i lamenti, le cose brutte che succedono, perchè succedono, questo è chiaro, nonostante tutte le altre cose che sanno gli altri e che so anche io e quelle che sanno gli altri e e io non so e quelle che io so e non sanno gli altri.

Nonostante tutto, per quanto superficiale possa sembrare: -la vita è una figata-

Ecco.

Ma non era un fotografo (Non è una storia vera -parte sei-)

Pubblicato il alle 14:21 da Alessandra in Non è una storia (vera)

Quando dico che ti amo

lo dico perchè ti amo.

lo dico perchè oggi non capisco come ho fatto fino a ieri senza te

e perchè pensavo fosse semplice dirlo, finchè non ho sentito le parole ferme in gola, prima di dirtele.

Quando dico che ti amo, anche se non è che lo dico spesso

lo dico perchè voglio che tu sappia che ti amo

lo dico perchè non c’è tempo al mondo che io amo più del tempo che passo con te.

Quando dico che ti amo

lo dico perchè amo ridere con te e anche piangere e poi pensarlo anche senza dirlo.

lo dico perchè penso che tutto il tempo che è passato da quando l’ho pensato a quando l’ho detto sia tempo perso.

lo dico perchè lo sento così forte che non dirlo, significa mentire.

Quando dico che ti amo

lo dico perchè lo penso e quando penso che ti amo penso a quanto ero ridicolo quando pensavo che l’amore fosse altro,

e cercavo di spiegartelo.

 

Fu il primo pensiero di un lunedì mattina qualunque.

All’improvviso avrebbe voluto essere un fotografo provetto, perchè avrebbe voluto immortalare per sempre quel viso che gli aveva permesso di pensare quello che aveva pensato, di dire quello che aveva detto e di scrivere quelo che aveva scritto. Ma non era un fotografo. Avrebbe anche voluto essere, all’improvviso, un fervente cattolico perchè avrebbe voluto chiedere a dio di non cancellare mai quella sensazione dentro di lui. Ma non era per niente cattolico.

Si rassegnò all’idea di non essere altro, nient’altro di diverso da quello che era.

Appese le poche righe al frigorifero del suo appartamento e tornò a letto.

Per un attimo aveva scordato che in quel letto non avrebbe trovato il suo amore.

Provò quello che provava ancora più forte. E pensò che non aveva mai provato nulla di così forte.

E per la prima volta, prima di pensare a sè, pensò a quello che provava.

E fu quel lunedì mattina, che si rese conto, impotente e timido, di quanto forte e puro fosse il suo amore.

Nascosto.

Mancanze. (non è una storia (vera) parte 5)

Pubblicato il alle 6:37 da Alessandra in Non è una storia (vera)

Non è tanto il non vederti,

il non sentirti

il non poter ridere con te,

di tutto.

 

Non è la paura che qualcosa cambi,

non sento questa paura,

non è il tempo che perderemo

ne avremo altro,

nostro,

per noi!

 

Non è neanche l’essere dall’altra parte del mondo

avere un altro clima

un altro fuso

un altro tutto.

 

Quello che davvero mi fa dire che mi manchi,

sei tu

che mi manchi.

Sei tu che sei lì

e sono io che sono qui

e non lì per te,

con te,

io e te.

 

Scrisse quelle poche parole in aereo, mentre stava andando via, mentre stava raggiungendo quel posto: io da una parte, te dall’altra. E se davvero l’amore è  anche un pò sofferenza, quella fu l’ennesima conferma di quanto amore ci fosse in quell’amore.

Lo pensava. E teneva quel pensiero stretto. contando i giorni, partendo dal più alto.

L’amore (non è una storia vera [parte quarta])

Pubblicato il alle 1:46 da Alessandra in Non è una storia (vera)

-E’ solo amore.

Solo amore quello che mi lega a te. Quello che ti lega a me.

Sarebbe più comodo, più conveniente, più semplice, immensamente più semplice, se ad unirci fosse qualcosa di diverso.

Qualcos’altro.

Nulla mi lega a te, che non sia tu.

Chi sei, cosa pensi, come pensi, come vivi, come guardi, come ami… come mi ami.

Come io ti…

E’ solo amore.

Tanto forte quanto doloroso.

Tanto falso quanto vero.

Tanto puro quanto nascosto.-

 

Lo scrisse su un biglietto bianco,

con inchiostro nero.

Lo scrisse pensando che servisse a non dimenticarlo. Pur sapendo che non l’avrebbe mai dimenticato.

Lo scrisse perchè penso che fosse l’unico modo per riuscire finalmente a dire…

quello che davvero provava.

Era spaventata, impaurita, felice, emozionata.

L’aveva imparato così l’amore:

farcito di controsensi,

“come ogni cosa bella della vita” pensava

E lo sentiva dentro così forte

così presente

così suo

che immaginarne la fine

la costringeva sempre a un simile dolore

come a doversi, per forza, immaginare senza un braccio.

 

Poi piegò quel foglio e lo rimise in tasca.

Sapeva quello che sentiva, sapeva quello che provava.

E sapeva che atto vile sarebbe stato affidare a un foglio le sue parole.

Come sempre faceva.

Questa volta meritava di più. Desiderava di più. E non per se stessa.

 

Quando si trovò davanti i suoi occhi pensò a tutto quello che avrebbe voluto dire,

a quello che aveva scritto,

non riuscì a spiegarsi,

non riuscì a dire tutto.

Riuscì soltanto, maldestra e impacciata,

a rifugiarsi dietro a quelle due parole

che non aveva avuto il coraggio di scrivere.

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